| Descrizione Fisica: |
Morken è un ragazzo alto, pallido e dinoncolato, dai lunghi capelli biondi raccolti in una coda, occhi azzurri come il cielo e qualche impertinente lentigine sul volto. Porta vestiti sgargianti, accosta spesso i colori più improbabili e gli stili più assurdi, ma in fondo essere appariscenti fa parte del suo "lavoro". Non è molto muscoloso, preferisce combattere con il suo sorriso e con le mille follie che porta nel suo zaino disordinato e stracolmo.
Morken porta sempre il suo basco rosso con una bianchissima piuma appuntata e due medaglioni, uno con una nota che gli ricorda il suo maestro Javar e uno con il simbolo di Erethial che gli ricorda il suo amore. Quei due medaglioni però nascondono il tatuaggio di Raisharh che ha sullo sterno, ricordo indelebile di suo padre.
Non ha un buon rapporto con le strighe degli stivali, che sembrano appoggiati in quelche modo sui piedi. |
| Background: |
Morken era un ragazzino come gli altri all'apparenza, aveva un solo difetto, un padre estremamente malvagio che lo ossessionava con gli studi magici. Morken crebbe con il perfido Negromante chiamato Allentur DeTallemai e con suo fratello Naudar.
Viveva in campagna, ma non imparò a coltivare i frutti della terra, bensì a modellare le forze magiche a suo piacimento, specialmente le forze dell'oltretomba.
Quando raggiunge i 12 anni suo padre lo mando con suo fratello, che aveva 1 anno in meno, a compiere la prima missione da "uomo". Uccidere un innocente per poi usare il suo corpo come cavia.
Morken era il favorito del padre, il che lo rendeva odioso agli occhi del fratello, ma qualcosa in lui gli diceva che stava sbagliando.
Ubbidiva al perfido uomo per paura, non per convinzione e dentro di sé qualcosa si ribellava.
Proprio la sera in cui commise l'efferato omicidio capì che stava prendendo una brutta strada, quando pugnalò alle spalle quell'uomo sentì la vita stessa della sua vittima andare via con una parte della sua anima. Quella sera decise di non tornare a casa, ma di fuggire per scappare da quell'incubo, corse lontano per giorni, dimentico di mangiare e bere e, stremato, cadde disperato a terra in un luogo sconosciuto.
Fu raccolto da un passante, di nome Javar che lo portò nella sua dimora di Caledon. Lentamente con i suoi modi di fare gentili trasformò un ragazzo sperduto e corrotto nell'anima in un giovane che aveva ritrovato il suo equilibrio, diventarono amici, Morken si aprì a lui e Javar lo riportò al "mondo normale" lontano da scheletri e stranezze simili.
Ma la magia era forte in Morken, un istinto che non si poteva controllare e così Javar decise di incanalarlo nella sua voce.
Gli insegnò i trucchi per usare canto, recitazione e ogni singola frase come incantesimi e gli insegnò a suonare il flauto.
Il talento di Morken si espresse subito e il ragazzo trovò la via della rinascita.
Ciò che Morken però bramava più di tutto erano le conoscenze, passava ore sui libri, a sentire gente che raccontava storie e leggende, appuntando tutto sul suo diario.
La sua voglia di conoscere lo portò ad una scelta dovuta e dolorosa, si separò da Javar che, seppure soffrisse, appoggiava apertamente la scelta del ragazzo.
Cominciò a viaggiare a 18 anni e vide molte cose, visitò molti posti, ma l’incontro che cambiò la sua vita fu solo uno, quello con Belee.
Belee era una ragazza bruna, con intensi occhi color nocciola, figlia di un potete sacerdote di Erethial, Illenur Wolmans e i loro destini si incontrarono a Naar.
Belee e tutta la carovana, in viaggio verso nord, si sarebbero fermati circa due settimane in quel luogo.
Morken la vide mentre camminava con suo padre tra la folla e subito rimase colpito da tanta bellezza, poi per caso le rincontrò in un giardino ai margini della città, dove la ragazza si rifugiava per sfuggire al protocollo che imponeva il suo rango.
I due parlarono, si divertirono e l’amore sbocciò, come una rosa però alla prima tempesta il loro sentimento sfiorì. Perlomeno fu fatto sfiorire dal padre di Belee che, accortosi degli incontri clandestini dei due, poco prima della loro partenza si presentò da Morken e gli intimò di non avvicinarsi più a sua figlia ne di seguirli.
“Sei solo un buffone, non te la meriti, mia figlia ha grandi compiti e non può distrarsi con te, ci sono delle priorità”.
Morken rimase di sasso, sentì una rabbia ribollire in se che non aveva mai provato se non verso suo padre, però non poteva infuriarsi e colpire il sacerdote come avrebbe voluto, ne sarebbe uscito morto e avrebbe soprattutto creato problemi alla sua amata.
Oltre all’amarezza di perderla, dovette anche subire l’umiliazione di non poterla più vedere.
Da quel giorno Morken non vuole più farsi chiamare buffone, da quel giorno non vede più l’adorabile Belee…
Lo potrete trovare ovunque, recitando le sue “piece” teatrali per raccogliere qualche spicciolo o a spulciare i libri più antichi di una biblioteca.
Regalate un sorriso a Morken ed egli vi ricompenserà. |