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Nel deserto il sole era sempre più caldo... e il suo cammino sempre più difficile... Il venticello che aveva rinfrescato l'aria, così come i suoi pensieri, si era da poco placato e l'afa si era fatta insopportabile. In lontananza scorse qualcosa che le veniva incontro: una figura alta, pareva una persona, ma non ne era tanto sicura. I lunghi capelli biondi le ricaddero sulla fronte quando inciampò per l'ennesima volta in un sasso. Si rialzò a fatica e strinse con cautela al petto quel fagotto che portava con tanto amore. La figura che andava verso di lei intanto, si faceva sempre più vicina, e la paura della donna dagli occhi blu aumentava. Strinse ancora di più il fagotto avvolto in una veste nera e il suo volto fu improvvisamente inondato dalle lacrime. Piangeva quasi a singhiozzi, abbassando il capo, immergendo quasi il viso in quel che portava in braccio.
Come se avvertisse le emozioni della madre, la bambina avvolta e coperta quasi del tutto dalla veste nera, scoppiò in un pianto ancora più dirotto di quello della madre. L'elfa rialzò il viso e cullando la creatura dolcemente riuscì a farla smettere. Istintivamente volse lo sguardo verso l'orizzonte, cercando quella persona che sembrava andare loro incontro... ma non vide nulla... la figura era sparita. Si guardò intorno preoccupata, e riprese lentamente il suo vagabondare. Stava fuggendo dalla sua città, Tiond, con quello che era il frutto del suo vero amore, un amore che la sua famiglia non avrebbe mai accettato.
Non sapeva dove andare, non aveva idea di cosa fare della sua vita, ma sapeva che l'unico motivo che aveva per continuare a viverla era quella bambina: Laureen. La piccola elfa Sindar, bionda come la madre, ma dagli occhi scurissimi come quelli di suo padre, nei quali si rispecchiava tutta la tristezza che aveva da sempre segnato le giovani vite dei suoi genitori.
Persa in un mare di ricordi, che la assalivano ogni qual volta guardava in viso la sua bambina, la giovane e bellissima elfa non si accorse di ciò che stava accadendo attorno a lei. Sentì delle mani scivolarle sulla schiena, cercò di voltarsi, ma non riusciva a muoversi: un laccio le legò il collo e il respirò le manco d'un tratto. D'istinto strinse forte il ciondolo che portava al collo. Una luce fu l'ultima cosa che vide, prima di ricadere sulla sabbia priva di sensi.
*Si risvegliò in una tenda buia. Cercò di rialzarsi, il pensierò andò subito a Laureen, ma non potè muoversi di un passo. Era legata. Gridò a gran voce il nome della sua bambina, sperando che all'udire il suo nome pronunciato da sua madre, la piccola avrebbe risposto in qualche modo. Nulla. Non c'era nulla in quella tenda, il silenzio era rotto soltanto dallo scoppiettìo del fuoco che ardeva nella torcia posata in terra accanto al giaciglio ove aveva dormito per chissà quanto.
Cercò il ciondolo, ma non lo trovò al suo collo. Si udirono dei passi avvicinarsi. Ecco che un uomo mise piede nella tenda. Qualcosa di scuro copriva il suo volto, ma dagli occhi la giovane elfa avrebbe scommesso che si trattava di un elfo... La figura si abbassò su di lei, che intanto, dopo una veloce occhiata, aveva chinato il capo fingendosi addormentata. Quindi, la luce della lanterna che portava con sé illuminò il volto straziato dalle lacrime dell'elfa. L'uomo le alzò il viso dolcemente, sfiorandole le guacie. Lei cercò di ribellarsi a quelle carezze, ma non ci fu modo, le corde le impedivano qualsiasi movimento.
*Passarono gli anni: la lunga guerra che aveva sconvolto il Doriath era ormai terminata e la Reliquia, lo splendido Drago di Smeraldo, era stato preso da Rotiniel. Laureen era cresciuta, e divenuta una bella elfa, quasi quanto sua madre. Zeiros le aveva raccontato la sua storia: sua madre era fuggita dalla città per abbandonarla, dopodiché aveva fatto ritorno nella Verde, continuando a vivere la sua vita agiata, grazie alle ricchezze della famiglia di provenienza. L'aveva abbandonata nel mezzo del deserto, nel periodo di guerra tra l'Alleanza Elfica e la città di Rotiniel. Non era mai interessato a sua madre di lei. A questo pensava ogni volta che, alzando la manica della sua veste clericale nera, guardava la L marchiata quasi come a fuoco sul suo braccio sinistro. Alzò lo sguardo guardando fuori dalla finestra. Nella piccola stanza dove viveva, la raggiunse Oriel, l'elfa che le aveva fatto da madre in tutti quegli anni. Le pettinava ogni sera i lunghi capelli biondo chiaro, e glieli intrecciava accuratamente prima di mandarla a dormire. Ormai erano passati anni da quando era stata adottata da Zeiros, ma non aveva ancora capito chi era quest'elfa che, tra tutte quelle che servivano Zeiros nel suo palazzo, si era presa tanto a cuore di prendersi cura di lei. Spesso si domandava cosa ci facesse lei, così bella, tra la servitù.
"A cosa pensi, cara? Sembri strana questa sera. Non mi racconti cosa ti ha spiegato quest'oggi sull'Altissimo Zeiros?" le chiese Oriel.
Laureen la guardò negli occhi, blu come la notte e quasi si perse in un mare di pensieri. "Oriel, posso farti una domanda?"
L'altra elfa annuì. "Da dove vieni? Cosa ci fai qui?" Nonostante il suo tono sempre calmo e tranquillo, Oriel fu tradita dal suo sguardo impaurito: "Bé...lo sai tesoro, io vengo da molto lontano...ho viaggiato...e Zeiros mi ha accolta qui...e in cambio dei miei servigi mi offre vitto e alloggio..." A Laureen sembrò bastare quella risposta. -E posso starti vicino...- pensò la madre...
*Zeiros, il Gran Sacerdote dell'Altissimo, era in una stanza piccola e buia e si preparava con preghiere e meditazione alla cerimonia di iniziazione che si sarebbe tenuta di lì a poco. Ad un certo punto Oriel mise piede impaurita nella stanza vuota, illuminata solo dalla fioca luce di quattro candele che si trovavano agli angoli. L'elfa pronunciò delle parole in elfico e Zeiros si voltò di scatto: "Portala qui. Ora tocca a lei." Oriel annuì e andò via tremando come una foglia.
Prese una sacca, infilò dentro le poche cose che aveva e andò a chiamare Laureen, che nel frattempo si era preparata al meglio, pregando per tutto il giorno per il ritorno dei figli di Luugh.
L'elfa era seduta su un cuscino, e indossava un'abito lungo fino ai piedi, di un colore nerissimo quasi quanto i suoi occhi, fissi nel vuoto durante la meditazione. Oriel interruppe il momento irrompendo con veemenza nella stanza. "PRENDI LE TUE COSE E SEGUIMI!" Laureen la guardò con espressione interrogativa e stupita insieme. "FA COME TI DICO, NON C'è TEMPO! STA ARRIVANDO, E VUOLE TE!"
In quel momento, la frase che Oriel stava pronunciando le rimase in gola: due coltelli la trapassarono veloci come solo un mostro saprebbe fare... La giovane elfa con gli occhi sgranati guardò l'assalitore, che era in piedi dietro al corpo ormai senza vita di Oriel... Questi aveva il volto coperto da un bavaglio e da un cappuccio neri entrambi...ma dagli occhi Laureen avrebbe giurato che si trattava di un elfo. In quel momento Zeiros abbassò il cappuccio e slegò pian piano il bavaglio, davanti agli occhi sconcertati della giovane. Non sapeva più cosa pensare: avere paura di lui o chiedergli cosa aveva fatto la donna? Fuggire da lì o continuare a servire l'Altissimo? O peggio, attaccarlo e vendicare la morte di Oriel? Furono queste le domande che Laureen si faceva, in quei pochi istanti mente il Sacerdote che le aveva insegnato ogni cosa le si avvicinava: la sua espressione era cambiata, quasi raddolcita e la guardava con sguardo paterno, come per tranquillizzarla. Deglutì. Era impaurita e sorpesa, e le emozioni contrastanti che provava le impedivano di muoversi. Si sentiva paralizzata... Zeiros le accarezzò il viso, e si avvicinava a lei come per abbracciarla. In quell'istante Laureen si sentì mancare le forze e svenne, priva di sensi. |