| Descrizione Fisica: |
Capelli e barba rossicci, tagliati corti, sparsi un po' a caso. Altezza considerevole su corporatura robusta, snella. Attraente in viso se vuol esserlo, sguardo accattivante in due occhi verdi e attenti. Spalle piuttosto larghe e braccia forti, tanto da tendere alla perfezioni l'arco, che porta sempre su una spalla, insieme ad una manciata di frecce. Veste abiti da foresta, allo stesso tempo comodi e caldi, e porta con orgoglio una pregevole cappa d'ermellino, animale ucciso da egli stesso e manto lavorato con cura d'artista. A tener chiusa la cappa ha una piccola spilla verde raffigurante Yelemel, come a ricordare sempre a se stesso e a gli altri chi è. |
| Background: |
Tanti, forse troppi elfi nell'infanzia di Lancer.
Nato e cresciuto a (---), si è spesso chiesto se egli stesso non fosse un mezz'elfo, se l'uomo che aveva messo incinta sua madre non fosse un elfo. Sua madre sosteneva di no, ma elfo o non elfo, suo padre gli aveva donato soltanto due cose, prima di scappare via dalle responsabilità e dalla stabilità della vita che lo attendeva.
Il primo dei doni era la vita. Certo, era stato un incedente anche questo, ma quel che è fatto è fatto. Il secondo fu il nome. <i>Lancer</i>. Nome strano, lanciere. Infatti, da quel che sapeva, suo padre non era un soldato. Probabilmente non aveva mai nemmeno impugnato una lancia, ma quell'oggetto, quell'arma, aveva dato nome all'uomo e al suo figlio.
A Lancer, invece, piacquero gli archi. Gli piacque la natura, le foreste, percepire il contatto sulla pelle delle foglie, ascoltare il fruscio del vento, cavalcare. Faceva tutto ciò da solo, nella sua pace, nella sua adorata solitudine.
E crebbe così, tra una preghiera e l'altra a Yelemel, la dea che rappresentava la natura, la bellezza e le donne, tutto ciò che Lancer amava.
Tra false verità ed emozioni vuote, tra esplorazione di terreni e caccia ai cinghiali, all'età di venti anni, Lancer decise di andar via dal suo paese natale e da sua madre. Non che quella affettuosa donna, dai modi gentili, gliene avesse dato mai motivo. Ma era giunto il momento di scegliere, di concludere qualcosa nella vita, di provare gloria e potere, di gioire per vittoria e piacere, di vedere il Continente, imparare a conoscerlo, esplorarlo. |